Nato inizialmente come attività ludica, il rafting si è in seguito trasformato in una vera e propria disciplina sportiva, con tanto di federazione italiana che organizza gare a livello nazionale. Il nome deriva dall’espressione inglese “to raft”, che significa “navigare su una zattera”. In realtà non si usa la zattera, ma un gommone che possiede specifiche caratteristiche che lo fanno restare a galla e favoriscono anche lo svuotamento automatico dell’acqua. La direzione viene gestita dalle pagaie, in pratica dei remi. Nonostante a un primo sguardo il rafting Lao possa sembrare uno sport estremo, anche i più piccoli possono farlo e, a patto che le condizioni fisiche siano ottimali, non esistono veri e propri limiti d’età.

L’attività consiste, infatti, nel discendere a velocità fiumi e torrenti, a bordo di un canotto in grado di ospitare sei o sette persone e con l’aiuto di una guida esperta, che avrà il compito di dirigere le operazioni e coordinare i movimenti di tutti i partecipanti. La sua peculiarità risiede nei materiali molto resistenti e auto-svuotanti con cui è fatto il canotto, che consentono alla struttura di non affondare nelle impetuose acque dei torrenti. I gradi di difficoltà di questo sport acquatico sono stabiliti da una scala, chiamata WW e suddivisa in 6 categorie di navigabilità.

Chi pratica rafting Lao, si cimenta nella discesa di rapide in fiumi o torrenti che a seconda del grado di difficoltà regalano momenti adrenalinici. Il rafting è sempre più spesso utilizzato come gita scolastica, come incentivo per le aziende e come attività da svolgere durante l’addio al celibato e nubilato. Non bisogna essere particolarmente allenati per avvicinarsi a questo sport, tuttavia è fondamentale saper nuotare perché si potrebbe cadere in acqua. Anche se si è dotati di tutto l’equipaggiamento per non annegare, è bene sapersi destreggiare tra le correnti e saper stare anche sott’acqua. Tutto questo garantisce una maggiore sicurezza.