IL MARMO
Celebrando Canova non si può mancare di glorificarne i marmi statuari. Sono le storiche cave dei Fantiscritti (le stesse che rifornivano il Maestro, nel comune di Carrara), oggi Cave Michelangelo, che hanno dato i preziosi agglomerati di carbonato di calcio serviti per realizzare il bassorilievo che troneggia sulla copertina di Antonio Canova. L'invenzione della bellezza. L'opera ripropone il tema delle Tre Grazie canoviane. Il particolare nome delle cave deriva dalla presenza di un bassorilievo di epoca romana scolpito su una parete di roccia cui nei secoli si sono aggiunte numerose scritte incise dai visitatori. Anche Antonio Canova aggiunse la sua firma tra le tante che si vedono ancora: nella biografia del grande scultore, scritta da Antonio D'Este, si legge: "Terminati i grandi modelli del Mausoleo Manganelli, si recò il Canova a Carrara per la provista de' marmi. Visitò quelle immense miniere... Salì sul culmine del monte detto I fanti scritti, ove scolpì il suo nome e diede la commissione dei blocchi necessari al lavoro..." Il marmo estratto dalle cave Fantiscritti, con l'ausilio di mezzi e tecniche d'avanguardia, viene stoccato in grandi depositi. I blocchi più pregiati dei "bianchi statuari", invece, raggiungono il laboratorio di scultura degli Studi d'Arte Cave Michelangelo di Franco Barattini che, con la figlia Mariagrazia, lavora da sempre per accogliere i grandi artisti con vero spirito mecenate e inesauribile passione, offrendosi come figura di riferimento essenziale. L'enorme laboratorio vanta una manodopera di straordinaria esperienza, altamente specializzata nelle lavorazioni tradizionali e artistiche della scultura, grazie alla quale si riproducono in marmo, nella scala desiderata, modelli classici o moderni forniti da artisti, architetti e designers.